Le lacrime di un medico

a cura di Dott. Valentino Prandinipubblicato il 14-02-17

medicina


Un medico di Pronto Soccorso che indossa ancora il camice bianco, accovacciato sul ciglio di una strada di notte, con una mano appoggiata a un muro, quasi a voler ‘sostenere’ così il dolore per aver perso un paziente di soli 19 anni. Questa la commovente foto che ha fatto il giro del mondo e che in ognuno di noi ha sicuramente suscitato delle emozioni. Da medico ho provato tanta solidarietà ed un forte senso di riconoscenza per un uomo che probabilmente non ha fatto niente di speciale, ma che con quel suo atto di disperazione finale, dà luce e umanità alla nostra professione, così spesso bistrattata e contestata. Il medico oggi non deve essere solo e sempre bravo e professionale, ma deve riguadagnare il suo ruolo, di consigliere, confessore, amico e fratello maggiore in qualche occasione. Sempre più nelle nostre corsie e nei nostri ambulatori dedichiamo gran parte del tempo alla raccolta dati ed alla stesura di pratiche; sempre più inseguiamo protocolli e procedure, in maniera quasi ossessiva, a discapito dell’attenzione verso il paziente-uomo, persona ancor prima che malattia. Al primo sintomo ci buttiamo alla ricerca esasperata delle patologie più impensabili, abusando delle risorse e della tecnologia che oggi il progresso ci mette a disposizione. Spesso in nome della medi- cina difensiva si prescrive tutto e di più, pensando più alla propria tutela che a quella della persona che abbiamo di fronte. Grazie a Dio però non è tutto così disastroso; la tecnologia ci ha permesso di fare passi da gigante nella scoperta e nella cura delle malattie. Gli screening ci permettono di scoprire sempre più precocemente le malattie tumorali, la tecnologia ci permette di essere sempre più mirati e rispettosi dell’integrità del corpo umano, con interventi sempre meno invasivi. I farmaci di oggi sono straordinariamente potenti e ciò nonostante non bastano mai, dobbiamo scoprirne sempre di più potenti per sconfiggere batteri selezionati ed aggirarne le resistenze. Eppure le lacrime e lo sconforto di quel medico appoggiato al bordo del- la strada non sono lacrime di una sconfitta, non sono i segni dell’impotenza medica. Per me sono lacrime vere, di speranza, di un uomo ancor prima che di un medico, un uomo vero, che crede in quello che tutti i giorni fa. Sono lacrime che gridano con forza l’amore e la passione per uno straordinario dono che è l’ars medica. Oggi le vocazioni spesso s’infrangono contro i muri delle selezioni e delle graduatorie, e può succedere che diventino medici studenti sicuramente meritevoli, ma non sempre “con la vocazione” e viceversa. E’ un po’ così per tutto oggi, e non vorrei scadere nella banale considerazione del “non ci sono più i medici di una volta”; essere medico oggi , ancor di più di un tempo, è meraviglioso, è una missione che ci avvolge, è passione, professionalità e pazienza. Per ultimo una breve considerazione: i momenti di sconforto possono esserci, ma e’ importante pensare con entusiasmo e tenacia a chi ha bisogno di noi, a chi sta peggio, al prossimo paziente, ricordandosi di distinguere la vita professionale, da quella solita di tutti i giorni, proteggendo la propria famiglia e i propri spazi personali, dal dolore e dalle sconfitte.