ECOGRAFIA OSTETRICA IN 3D

a cura di pubblicato il 18-05-16

medicina


Solitamente si associa il 3D al cinema, ma in realtà la tridimensionalità è ancor più presente nella nostra quotidianità di quanto si possa immaginare. Basti pensare al numero crescente di donne in dolce attesa che preferiscono l'ecografia 3D rispetto a quella tradizionale.


Le caratteristiche

Grazie ad una tecnologia avanzata, questo tipo di apparecchiatura riesce a memorizzare un certo numero di sezioni effettuando un “rendering”, che consente di ottenere un'immagine tridimensionale del feto, che non solo è accurata e ad alta definizione, ma dà un'idea più concreta di come è in realtà. Insomma, si avrà come l'impressione che il piccolo venga fotografato dentro il pancione materno.
In passato lo stesso effetto era dato dalla fetoscopia, ormai in disuso in quando indagine invasiva (e quindi con dei rischi) che usava un particolare apparato ottico per visualizzare direttamente le strutture fetali.

Come e quando farla

Ci si può sottoporre all'ecografia 3D per via transvaginale nelle prime settimane di gravidanza e per via sovrapubica tra il 2° e il 3° trimestre.
Ma comunque può essere eseguita con successo in qualunque periodo della gravidanza. L'unica cosa da tenere in considerazione è che, dalla 25a settimana in poi, si vedrà un feto di medie dimensioni e quindi l'impatto estetico sarà indubbiamente maggiore.

I vantaggi rispetto all'ecografia “standard”


 

La possibilità di vedere il feto in tridimensionale facilita la diagnosi di eventuali anomalie, non solo del cordone ombelicale, ma anche degli arti e di tutte le strutture di superficie. E non è finita qui, perchè consente degli sviluppi anche nella diagnostica precoce di anomalie del torace nonché di organi fetali interni. Altro vantaggio? Quello di avere delle proiezioni di organi e strutture in bidimensionale, solitamente non ottenibili con l'ecografia tradizionale, soprattutto se ci si trova davanti a casi di angolazione fetale sfavorevole. Un fattore quest'ultimo fondamentale per lo studio del cuore del feto. L'ecografia 3D permette inoltre di misurare l'eventuale setto uterino, evitando così che la donna ricorra ad esami più invasivi come l'isterosalpingografia o l'isteroscopia.
C'è solo un piccolo problema: per ottenere tutto questo è necessaria una buona strumentazione e non tutte le strutture cliniche ed ospedaliere l'hanno. E' per questo che l'ecografia “standard” (o bidimensionale)rimane al momento la più diffusa.

Articolo tratto da: www.alfemminile.com

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