Ci credevamo immortali

a cura di Dott. Valentino Prandinipubblicato il 27-09-16


Per la prima volta negli ultimi 10 anni, secondo le prime stime relative al 2015, la speranza di vita alla nascita arretra, con un decremento di 0,2 punti per gli uomini (80,1)  e 0,3 per le donne (84,7). Nel Mezzogiorno i valori della speranza di vita si confermano al di sotto della media nazionale. Sono cifre sbandierate con enfasi dai media, ma non stupiscono nessuno in realtà. Lo sport ci insegna che ci sono record che rimangono imbattuti per decenni e che per guadagnare un centimetro od un millesimo di secondo a volte ci vogliono gli anni. La medicina ha raggiunto traguardi impensabili, ma oggi dobbiamo fermarci e riflettere sulle cause che ci hanno portato ad una, se pur minima flessione, nella speranza di vita.

 Innanzitutto ci sono cause economiche: la prevenzione, gli screening, gli esami di secondo livello, la tecnologia, sono tutte conquiste che hanno un costo ed è oramai evidente che lo Stato, le Regioni, i Comuni non possono più garantire il tutto a tutti. Ci si affida sempre più al privato, al singolo cittadino, che seguendo modelli esteri, deve provvedere alla tutela della propria salute. Le assicurazioni nei Paesi più evoluti sono l’emblema di questo modello di sanità; in Italia non siamo ancora pronti, ma la strada imboccata è proprio questa. Negli ospedali la crisi si respira e si comincia ad affidarsi a tecnici ed economi per tagliare i costi, analizzare i bilanci e far fruttare meglio le risorse. La crisi economica che ha attanagliato l’Italia non ha aiutato questo settore, e comunque oggi il cittadino medio sembra tagliare più sulla prevenzione, che sul telefonino, la moda e le vacanze. Altro aspetto determinante è quello della tipologia delle malattie, diverse da quelle del passato; si tratta di mali che oggi compaiono in età sempre più precoce, sono più aggressivi  e resistenti alle terapie convenzionali. Le mutazioni genetiche, le condizioni ambientali, una alimentazione scomposta e scorretta, l’obesità, una vita più sedentaria, ecc.,  sono tutti fattori che non aiutano ad invecchiare ed inficiano le statistiche finali.
Continua a diminuire il numero medio di figli per donna,  nel 2014 si attesta a 1,37 mentre occorrerebbero circa 2,1 figli per garantire il ricambio generazionale. Se si considera l'età della madre, le regioni del Mezzogiorno si confermano, mediamente, quelle con le madri più giovani. Quindi la popolazione invecchia, ma si è interrotta quella corsa all’infinito, all’immortalità. Consapevoli di tutto questo cerchiamo di autodifenderci con una miglior condotta di vita, con un’attenzione personale ai propri disturbi e qualora gli enti preposti non possano garantirci una sorveglianza efficace, cerchiamo noi stessi di proteggerci , senza sottovalutare i segnali del nostro corpo. Attorno a noi per fortuna in Italia c’è ancora oggi una rete assistenziale valida, sia pubblica che privata, sul territorio e negli ospedali, sfruttiamola senza ingolfarla. Accettiamo pure di non spostare ancora più in su l’asticella della sopravvivenza, verso l’infinito, ma impariamo a rispettare le regole della gara (la nostra vita) ed il traguardo sarà comunque più dolce.